L'EQUILIBRISTA

A presto, a domani, nella sublimitá e nella certezza che tu esisti, che io esista, che la vita esiste.

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venerdì, 30 giugno 2006

Hare Krishna e le 5 dita del piede.

L'altro giorno ho visto un Hare Krishna e per la prima volta ho notato che indossava dei curiosi zoccoli di legno, dall'aspetto piuttosto pesante. Gli zoccoli sono assicurati al piede tramite un pomello di legno che viene infilato tra l'alluce e l'illice. Le dita dell'Hare Krishna erano tutte deformate dall'uso degli zoccoli.zoccoli hare krishna

Da questo fatto mi sono resa conto che il 99,9 per cento delle persone non conosce i nomi delle dita dei piedi e se dovesse elencarli si fermerebbe al primo. Ecco l'elenco di tutti e 5 i nomi, alcuni potrebbero essere nomi per i nanetti di Biancaneve!

- alluce o I° dito
- illice
- trillice
- pondolo
- minolo o mellino

postato da: mvittoria alle ore 17:11 | link | commenti (2)
categorie: moda, londra, curiositá

Dietro ogni piccolo uomo si nasconde sempre una grande donna.

Questa reinterpretazione mi sembra statisticamente piú probante della versione originale che cita: “dietro ogni grande uomo si nasconte sempre una grande donna”.
Il panorama è alquanto sconcertante, forse lo è tanto piú perché riguarda anche mie amiche e conoscenti.
Ciò che vedo sono donne splendide, intelligenti, sensate, generose che si legano e rincorrono uomini incapaci di amare, immaturi e fondamentalmente paurosi. Uomini che non vogliono confrontarsi con una donna, una relazione a due, il pensiero di una famiglia e figli fa poi parte di un universo lontano e alieno. Uomini biologicamente piú vicini alla quarantina che alla trentina, ma che vivono una dimensione affettiva primordiale, minuscola, priva di immaginazione. Se di questi uomini l’unica cosa che mi rimane è la speranza che siano solo dei casi sfortunati, disillusi dalla vita e incapaci di creare vita, ció che piú mi preme capire è perchè queste donne si condannino a questo calvario di delusioni, inappagamenti, negazioni. Io non credo che amare sia una giustificazione sufficiente per non voler vedere l’impasse a cui questi rapporti le hanno portate e per non ammettere la sconfitta. Quello che piú mi colpisce è la loro ostinazione nel voler trovare dell’acqua in un arido deserto, nel voler raddrizzare le gambe ad uno zoppo come fosse l’unica chance di felicitá concessa, una strada a senso unico. La pazienza e la perseveranza ripagano solo se accompagnate da una buona dose di luciditá e di capacitá critica, altrimenti è solo lotta contro i mulini a vento. Penso a quelle comunitá, micro societá nella Societá, in cui ancora oggi si combinano matrimoni, (ne parlavo proprio con una ragazza che sta scrivendo un pezzo intervistando donne che sono oggetto di scambio ancora oggi, qui nell’evoluta Gran Bretagna) e mi chiedo che differenza in fondo c’é nel vendersi o nell'essere venduti. Nel momento in cui non si è in grado di essere liberi di slegarsi da vincoli mentali, paure e fatalismi, non è poi così diverso da quelle donne che non sono libere di scegliere il proprio compagno per vincoli sociali, leggi e consuetudini ancestrali. Anni di battaglie per l’emancipazione vanificati dalla semplice paura della solitudine, perchè il poco è meglio del niente, quando in realtá di opportunitá la vita ne offre moltissime, basta solo avere coraggio di uscire dal proprio guscio ed andarle a cercare. Quello che auguro a ognuna di loro è di ritrovare la fiducia e l’autostima in se stesse, la voglia di guardare oltre ciò che sembra inevitabile, che hanno diritto a tutto ció a cui stanno rinunciando come donne, come compagne, come madri; che non chiedono troppo, solo lo stanno chiededendo a chi non sa o non puó darglielo.

postato da: mvittoria alle ore 14:39 | link | commenti (2)
categorie: storie, sesso, relazioni
venerdì, 16 giugno 2006

Lei e il lavoro - 6

Lei si giustifica dicendo che qui non è facile trovare lavoro come stylist, che, in 12 anni, pochi hanno risposto ai suoi curriculum. Che ci vuoi fare… dice, e le sue parole risuonano come una maledizione alle mie orecchie. Vorrei che la sua negativitá e il suo disfattistismo se li tenesse per sé, certo non giovano a chi è appena arrivato in una cittá straniera senza un lavoro. Credo però che la determinazione e la costanza con cui ogni mattina mi mettevo davanti al computer per leggere e rispondere agli annunci avessero scalfito quella sua patina di apatia e rassegnazione perchè, dopo qualche tempo, l’ho trovata intenta a rispolverare i vecchi cv e a chiedermi consigli su come potersi proporre sul mercato del lavoro. Una con la conoscenza di 3 lingue non puó non trovare lavoro. A meno che non voglia. Si accontenta due volte l’anno di lavorare come stylist per sfilate minori o piccoli servizi fotografici, sempre sottopagata, ma che, da una parte, la gratificano “professionalmente” e, dall’altra, la scagionano da qualunque accusa di opportunismo. La mia convinzione che in realtá non volesse trovare lavoro si è consolidata quando ho saputo che, con qualche goffa bugia, non si è presentata ad un paio di colloqui fissati da una amica. Poi a ben pensarci mi sono detta: chi glielo fa fare di trovare un lavoro quando lui la mantiene.

postato da: mvittoria alle ore 18:16 | link | commenti (1)
categorie: storie

Lui e la marijuana - 5

Lui consuma marijuana alacremente e la coltiva pure in casa: piante alte nascoste nella lavanderia e costantemente illuminate da luce artificiale. Quello che mi inquieta é il livello di aggressivitá fisica e verbale che dimostra perpetuamente nonostante l’utilizzo di una sostanza che dovrebbe rilassare ed riappacificare. Mi chiedo cosa succederebbe nel caso smettesse: probabilmente gli scoppierebbe una vena in testa. È l’unico fumatore di cannabis che conosco incazzato con il mondo, irascibile, violento. Perfino il gatto che miagola quando ha fame gli fa saltare i nervi.

postato da: mvittoria alle ore 18:11 | link | commenti
categorie: storie
giovedì, 15 giugno 2006

EMBERS – JEREMY IRONS
The Duke of Wellington Theatre – Londra

Embers - Duke of Wellington - LondonUna storia di amore, amicizia e tradimento: Embers è tratto dall’omonimo romanzo di Sador Marai, autore ungherese, e adattato in chiave teatrale da Christopher Hampton.

La storia è ambientata nel 1940 in un castello ungherese e si apre con Henriek (Jeremy Irons), generale in pensione, che attende il ritorno del vecchio amico Konrad (Patrick Malahide). Henriek ha atteso quell’incontro per quaranta lunghi anni durante i quali ha cercato di dare risposta alle domande ed ai sospetti nati dopo la misteriosa fuga dell’amico al termine di una battuta di caccia. Nel discorsi e nei ricordi dei due amici prende corpo un terzo personaggio, la moglie del generale, morta di malattia anni prima, attorno alla cui figura si è giocato il destino di entrambi i protagonisti.

La pièce teatrale è piuttosto breve, ma molto intensa e i temi vengono esplorati in profonditá e con buon equilibrio tra suspence e umorismo.

Henriek, il protagonista principale, è interpretato da un Jeremy Irons, ritornato a teatro dopo 17 anni, in piena forma. La seconda parte dell’opera è un suo lungo, splendido monologo, nessuna ombra di incertezza, limpido e solido.

L’idea di scritturare Jeremy Irons in una pièce semi sconosciuta ha giovato ad entrambi, attore e produzione, consentendo al primo di misurarsi con una parte complessa e consistente, alla seconda di far conoscere il soggetto presso il largo pubblico grazie alla presenza di un noto divo del cinema.

Al termine della rappresentazione io e la mia amica siamo andate nel back stage per sbirciare l’uscita degli attori. Per fortuna c’era poca gente. Dopo qualche tempo, abbiamo visto una figura slanciata e imponente che avanzava nell’ombra; lo abbiamo riconosciuto solo a pochi passi di distanza perché nel palco Irons appariva magrissimo ed esile, mentre l’uomo che avevamo ora davanti era decisamente alto e ben piazzato. Ho subito pensato che se fossi stato un uomo avrei voluto essere come lui. È uscito indossando un cappello di stoffa squadrato tipo militare, barba e capello cresciuto, giubbotto e pantaloni di pelle nera, stivali tipo camperos, alla bocca una sigaretta rollata su cartina marrone alla liquirizia, borsone in spalla e al seguito due simpatici cagnolini neri. Fascino da bello tenebroso, voce rauca da fumatore incallito, modi sicuri e calmi. Gentile si è rivolto alla mia amica che aveva stampella e piedone ingessato per chiederle come si era fatta male. Una battuta e se ne è andato. Niente da dire, ha charme a vendere quell’uomo.

postato da: mvittoria alle ore 15:10 | link | commenti
categorie: londra, teatro
mercoledì, 14 giugno 2006

LOTTA AL TERRORISMO O STATO DI POLIZIA?
Il caso del raid in Est Londra: clamoroso flopp della Polizia e MI5.

In Italia sono sicura questa notizia non sia arrivata, ma io credo sia importante essere a conoscenza di come la lotta al Terrorismo stia mettendo radicalmente in discussione i paramentri di sicurezza e di libertá dei cittadini britannici. E questo potrebbe riguardaci un giorno tutti.

Lo scorso 2 Giugno, nel cuore della notte, 250 poliziotti, alcuni armati e altri in tute protettive, hanno fatto irruzione in una casa in Forest Gate (Est Londra) dove l’Intelligence sospettava si producessero armi chimiche. In questa azione anti-terrorismo coordinata dalla Polizia Metropolitana di Londra e dall’MI5 furono arrestati due fratelli Abul Koyair, 20, e Mohammed Abdul Kahar, 23, quest’ultimo colpito alla spalla da un colpo di arma da fuoco. Furono detenuti per una settimana, come previsto dal Terrorism Act 2000, per poi essere rilasciti il 10 Giugno senza alcuna accusa. I chimici al seguito della Polizia avevano fin da subito capito che la casa e la famiglia era “pulita”, nessuna traccia di componeti chimici fu trovata.

La lotta al Terrorismo condotta fino ad ora dalla Polizia di Londra ha portato a due clamorosi errori in cui un innocente, Jean Charles de Menezes, 27, ha perso la vita e un secondo ci é andato molto vicino. La polizia dimostra un utilizzo spregiudicato della forza (e delle armi) e una troppo superficiale verifica della fondatezza dei informazioni dell’Intelligence. Oltre all’imbarazzante scoperta di aver preso l’ennesimo granchio, queste azioni creano inutili tensioni all’interno della comunitá. All’indomani del fatto si sono infatti sollevate manifestazioni di protesta all’interno della comunitá musulmana che si considera discriminizzata e stigmatizzata.

Per quanto a lungo questa lotta al Terrorismo potrá giustificare insensate violenze alla cittadinanza? Dopo l’emanazione del Terrorism Act 2000 le fondamentali libertá civili e i diritti umani sono visibilmente a rischio: misure di riduzione alla libertá di espressione e protesta, così come l’estensione della detenzione preventiva (ma quanto piace agli anglosassoni prendersi per tempo!) minacciano di erodere secoli di tradizione democratica e dimostrano di essere contro-producenti, rendendo il paese paradossalmente meno sicuro.

Per approfondire l’argomento (Inglese):

I due fratelli parlano dopo il rilascio: http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/5075352.stm

Il dilemma sulla sicurezza: http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/5072960.stm

Il punto di vista di Liberty sul Terrorism Act: http://www.liberty-human-rights.org.uk/issues/terrorism.shtm

postato da: mvittoria alle ore 18:25 | link | commenti
categorie: londra, attualità
martedì, 13 giugno 2006

LONDRA SUI PATTINI

Ce n’é per tutti i gusti: dai pattinatori della domenica (come io li chiamo) della Sunday Stroll fino agli scatenatissimi della Friday Night Skate, passando per il Wednesday Night Skate, insomma tre appuntamenti la settimana tra cui poter scegliere in base a capacitá e disponibilitá di tempo. Dopo un paio d’anni che non mettevo i pattini e due tentativi nulli, causa pioggia, finalmente domenica scorsa sono riuscita ad unirmi alla Sunday Stroll giusto per mettere alla prova le mie vecchie articolazioni. Il mio obiettivo é quello di pattinare con il gruppo degli scatenati il venerdí sera e solcare le vie di Londra a velocitá supersonica… mi pare ovvio.

Questi appuntamenti sono gratuiti e organizzati a scadenza settimanale, la scorsa domenica hanno partecipato circa un centinaio di persone. Il punto di incontro della Sunday Stroll é ad Hyde Park Corner alle 2 di pomeriggio, ma il percorso cambia ogni settimana e circa una decina di marshall vegliano sull’incolumitá dei partecipanti, regolando il traffico al loro passaggio e assicurandosi che le regole fondamentali di comportamento siano rispettate (stay on the left!, don’t skate on the pavement! ecc..). All’inizio e alla fine della serpentina umana un paio di volontari portano in spalla due grosse casse stereo e a tutto volume si parte (divertentissimo, ma troppo trash!). La pattinata si divide in due tempi con una sosta di riposo a metá percorso ed eventuale possibilitá di abbandonare il gruppo per chi fosse in difficoltá. Vengono prese foto e realizzati dei video che poi vengono resi accessibili sul sito degli organizzatori.

Per saperne di piú: http://www.lfns.co.uk/

sunday stroll

postato da: mvittoria alle ore 11:21 | link | commenti (1)
categorie: sport, londra, io
domenica, 11 giugno 2006

CARMEN CONSOLI - LONDRA
Camden Center

Carmen Consoli in concerto dà tutta se stessa senza riserve. La sua performace è stata impeccabile, i suoi fedeli musicisti bravissimi nel farla brillare.

Sono arrivata al Camden Center in bicicletta, nella prima giornata estiva dell’anno, piena di gioia e trepidazione perchè non è frequente poter vedere artisti italiani suonare a Londra. Era pure il mio compleanno e l’ho considerato un regalo a tutti gli effetti poterla vedere in concerto quel giorno. La cosa che più mi ha fatto sorridere entrando nel Candem Center era trovare le persone sedute sul pavimento prima del concerto: sembrava di essere in Italia, ed infatti, probabilmente l’80 per cento del pubblico era italiano. Mi sono sentita per un momento a casa.

Carmen ha suonato per quasi due ore con intensità e calore, dando voce alle canzioni dell’ultimo album “Eva contro Eva” e riproponendo quelle del suo repertorio classico riarrangiate in chiave acustica (splendido l’assolo di banjo (?) di Santi Pulvirenti). Una Carmen folk e rock, gitana e mediterranea. Unico neo il caldo soffocante in sala, ma tutti abbiamo cantato le canzoni sprezzanti dei rigoletti di sudore che correvano lungo la schiena.

Eva - Carmen Consoli

postato da: mvittoria alle ore 10:37 | link | commenti (1)
categorie: musica, londra
mercoledì, 07 giugno 2006

SICILIA, SICILIA


É da anni che la Sicilia mi chiama, mi bisbiglia all’orecchio parole seducenti, mi ammalia con i suoi scrittori, la sua musica, i suoi film, i suoi dolci. L’interesse per questa terra é inizialmente nato dal palato: puntualmente ogni Natale arrivava dalla Sicilia un pacco dono inviato da un collaboratore di mio padre come augurio per le feste e gesto di gratitudine. Ricordo che lo attendevo con trepidazione, pronta ad assaporare i lussuriosi prodotti dolciari regionali che conteneva. É facile immaginare lo scintillio dei miei occhi alla vista di cannoli siciliani, di cassate, torroncini morbidi, dolci di marzapane contenuti in coloratissime scatole di legno decorate con immagini del carretto siciliano. Un tripudio di carie e un’istigazione al diabete. Questo idillio culinario é durato per anni e il giorno in cui terminò fu un giorno di lutto. Quel signore siciliano mi aveva viziata per anni e ancora oggi lo rimpiango.

Poi ci fu il commissario Corrado Cattani de La Piova che mi inchiodó davanti la TV per anni, l’amore per il verismo del Verga e per il teatro Pirandelliano, fino al Commissario Montalbano di Camilleri, ai Cento Passi di Marco Tullio Giordana. La musica di Carmen Consoli ha alimentato la mia fascinazione per questa terra di sapori decisi, di contrasti netti, di suoni e silenzi. La Sicilia mi chiama e oggi finalmente rispondo.

postato da: mvittoria alle ore 18:23 | link | commenti (2)
categorie: viaggi, io
venerdì, 02 giugno 2006

L'OMINO DEI GELATI
Ieri di ritorno dal lavoro sul cortile di fronte al mio condominio era parcheggiato il furgone di “Mister Softee”- l’uomo dei gelati. La foggia del furgone, la scelta tipografica e dei colori sono chiaramente ispirati agli anni 50; quando poi suona il carillon per annunciarsi la suggestione raggiunge il suo apice: e un’onda di ricoldi ti invade il cuore. Ho visto me stessa da piccola correre giù dalle scale del condominio stringendo le monetine in mano per non perderle nella speranza che l’omino dei gelati non se ne andasse via. Certo l’omino non aveva un furgone così nuovo e ben agghindato, spingeva un carretto con pochi gusti tra cui il pistacchio che nessun bambino sapeva bene cosa fosse e non sceglieva mai perchè quel colore verdognolo era un pò sospetto. Ho pensato che tra venti, trent’anni questi bambini penseranno a questo furgone con la stessa dolce nostalgia con cui io pensavo all’omino dei gelati, e poco importa che sia solo uno dei tanti furgoni della più grande azienda di gelati ambulante degli Stati Uniti, il ricordo avrà il sapore delle cose antiche, delle cose “fatte come una volta”.
postato da: mvittoria alle ore 00:17 | link | commenti
categorie: londra, cibo, io