






TOPSHOP E L’ISTINTO DI UCCIDERE
È il paradiso dei “shoppingHolics” e la dannazione per chi, come me, detesta andare a “fare le compere”.
La sindrome da Topshop mi colpisce già dopo i primi 15 minuti.
Si manifesta con un senso di stornità e di confusione spazio-temporale.
Il mio incedere si fa affannoso tra i centinaia di stand indistinguibili.
Urto e vengo urtata da una folla di femmine assatanate.
Mi faccio breccia tra fitti muri umani.
Perdo l’orientamento incapace di capire a che piano mi trovi e in quale direzione sia l’uscita (salvezza).
Sudo.
Passo in rassegna gli abiti e giunta al guardaroba la fila è così lunga che mi do subito per vinta.
Una volta guadagnata l’uscita sono una furia omicida.
Ciò che desidero è aggredire verbalmente e fisicamente il primo estraneo che mi passi davanti.
Non era affollato.
Non ho fatto la coda per il guardaroba ed ho comprato due paia di pantaloni.
Sono uscita e ho dato delle indicazioni a dei turisti.
Fare shopping sarebbe un piacere se la gente se ne stesse a casa.
CONTO ALLA ROVESCIA
Ho aspettato con trepidazione questa vacanza, un vero e proprio viaggio dopo oltre due anni (perchè le trasferte in Italia non le considero viaggiare ma tornare a casa). Cercherò di far durare questo viaggio più di 10 giorni, di vivere ogni attimo come fosse infinito, di rientrare a Londra come se avessi fatto il giro del mondo.
Pare che sarà caldo. È strana l’idea di fare il primo bagno di sole a settembre, abituata a fare la spola al mare talvolta fin da maggio. Il Buzz direbbe: “sempre meglio che un calcio nelle balle” e avrebbe ragione.
Look here, Max – he said – I went through the same shit you’re going through until
I decided not to fight destiny, and my destiny was to be a criminal and spend three-fourths of my life in prison. Maybe your destiny is different. But someday, maybe tomorrow, maybe twenty years from now when you are fifty, you’re gonna realize that whatever you are and whatever you’ve done, it couldn’t have been very different.
…
Mainly I thought of freedom, of how tired I was of crime and punishment.
…
Prison conversations usually concern murder, mayhem, homosexuality, gambling, narcotics, stool pigeons, cops, and escape. The all-purpose word is “motherfucker”, serving as a noun, verb, adverb, and adjective – it’s meaning depending on context and intonation. Remove this word from the convict vocabulary and prisons will fall silent.
LA FEBBRE DEL SABATO SERA (Saturday Night Fever)
La prima cosa che mi ha colpito è che io, ma non ero la sola, avevo completamente dimenticato che si tratta di un film fortemente drammatico: il film si chiude con uno stupro di gruppo ed un suicidio. L’immagine iconica di Travolta in completo bianco e camicia rossa aperta sul petto, la "mossa" sul dance floor a scacchi luminosi avevano completamente preso il sopravvento.
Poi c’è Stephanie, la “regina” del dance floor, la donna di cui Tony si invaghisce e che vuole come sua partner di ballo: io non riesco ancora a spiegarmi come possa essere stata inserita una tale muffa nel film. È un pezzo di legno quando balla, la recitazione è mediocre, neppure l’aspetto è caratterizzante, mentre tutti i personaggi sono assolutamente perfetti, veri.
L’unica spiegazione (lo so è velenosa!) che mi sono data è che l’attrice fosse stata l’amante di qualcuno: come giustificare altrimenti una tale lacuna?!
Sono pure andata a controllare la sua scheda su IMDB e dopo Saturday Night Fever risulta assente per quasi 15 anni dagli schermi; ad ulteriore supporto della mia tesi che si sia trattato di favoritismo, tutti i film in cui ha recitato prima e dopo questo sono sconosciuti, parti minori o serie per la televisione. Sarà stata scaricata dopo le riprese...
ECUADOR – LA SCOMPARSA DI DENIS