IL PRIMO APPUNTAMENTO
Aveva considerato tutte le possibilità,
dal secondo lavoro, al gioco d’azzardo,
dal matrimonio di convenienza, alla rapina a mano armata
ma, dopo lungo pensare, era giunto alla conclusione
che trasferirsi a Dubai fosse la soluzione migliore.
Dubai era il luogo in cui i sogni diventavano
realtà e dove gli incubi peggiori svanivano.
Dubai era il paradiso in cui avrebbe potuto
guadagnare 30 mila sterline l’anno d-e-t-a-s-s-a-t-e,
la terra promessa che gli avrebbe permesso di ripagare
in due anni le 15 mila sterline di debiti
che aveva accumulato all’Università.
L’istruzione era la gallina dalle uova d'oro degli istituti di credito,
sapevano che, concendoti un finanziamento in giovane età,
ti avrebbero stretto il cappio al collo per il resto della vita.
L’istruzione non era un diritto universale, era un gran bel business.
Comunque era stufo della pioggia, un pò di caldo gli avrebbe fatto bene.
Lì a Dubai era certo che non gli avrebbero puntato addosso un coltello per
rubargli l’iPod o il cellulare. Aveva bisogno di cambiare aria e quel posto
aveva il vantaggio di essere privo di attrattive cosa che gli
avrebbe concesso di concentrarsi sulla stesura del suo libro.
Scrivere era la sua passione segreta.
Il lavoro era ben pagato e aveva pure ottenuto
un considerevole salto di livello. Non poteva lamentarsi.
Poi c’era quella ragazza che non gli staccava gli occhi di dosso...
Mark era un bel ragazzo, le donne gli cadevano ai piedi e lui lo sapeva,
ma era anche incredibilmente abile nel mettersi nelle situazioni più sbagliate.
Le rogne, come le donne, avevano per lui una diabolica attrazione.
Le rogne dovevano essere, dunque, femmine.
Consapevole di ciò, si era ripromesso di evitare le avances della ragazza.
Infondo non era lì per farsi una storia ma per scrivere la storia
che lo avrebbe reso famoso.
Tuttavia, più la eludeva più Liz (questo era il nome della ragazza) si faceva esplicita finchè cedette ed accettò l’invito a cena a casa sua.
Qualche pinta di troppo e Liz gli aprì il suo cuore
confessandogli di avere un fidanzato:
quello che in ufficio sedeva accanto alla finestra.
Il triangolo in ufficio no, quello non gli era ancora capitato.
Trascorsero un mese in clandestinità scambiandosi email infuocate,
messaggi con promesse d’amore e piani futuri,
qualche bacio furtivo ma, in sostanza,
tutto era rimasto puramente platonico.
Una sera Mark era sul punto di addentare un panino
quando ricevette un messaggio:
«Stasera lo lascio. Gli dico che non lo amo più.»
«Ci siamo», pensó.
Era pure un pò a disagio perchè non era certo di volere,
fino in fondo, ciò che stava accadendo.
All’una di notte il cellulare squilló.
Era Liz.
Alzó il ricevitore, la sentí singhiozzare, era fuori di sè.
Stentava a capire quello che diceva perchè le parole
le si strozzavano in gola.
«...cidere. ...le ...ccidere.»
«Calmati, non capisco nulla. Prendi fiato. »
«Lui. Lu.. vu.. vu.. u.. ucc.. »
Ci volle una manciata di minuti perchè riuscisse
a mettere in fila la frase per intero:
«Lui dice che se lo lascia si uccide»
E a quanto pare faceva sul serio tanto che Liz
chiamó il padre del fidanzato che lo mise sul primo
aereo per Manchester e lo consegnó allo psichiatra
che lo aveva in cura anni prima.
Diagnosi: psicosi maniaco-depressiva.
Il suo istinto ci aveva visto chiaro, quella portava rogne,
avrebbe dovuto rimanere fedele al programma originario:
scrivere. Ma era un dongiovanni e, visto che l’ex si era
eliminato da solo, non vedeva perchè non godersi
finalmente quel bocconcino.
Cosí si promisero che, al ritorno dalle ferie, sarebbero usciti
per il primo appuntamento, che avrebbero iniziato da capo
lasciandosi alle spalle tutta quella brutta storia.
Una settimana nella propria città natale, non vedeva
l’ora di rivedere la famiglia, i vecchi amici, di ubriacarsi al pub
e guardare le partite di calcio su Sky.
Fu ospite di John, suo vecchio inquilino, che conviveva
ancora in precaria armonia con l’ex. Non appena mise
piede in casa gli fu ovvio che Sheila, l’ex di John, lo aveva puntato.
«Rieccoci di nuovo. Non ci sono storie, le faccio capire
che ho il cuore impegnato» si ripetè, ma Sheila
aveva a disposizione armi potenti ed una volontà di ferro.
Gli disse chiaro e tondo che lo voleva, che lo aveva sempre desiderato
e che lui, questo, lo sapeva.
Sì era vero, lui sapeva che tra loro c’era stata in passato
una simpatia reciproca, ma ora aveva una donna che
lo aspettava a Dubai.
Dubai, figuriamoci!
Alla prima occasione in cui furono soli in casa,
lei lo trascinó in camera da letto e aggiunse alla sua
collezione il trofeo più sospirato.
Non aveva tradito Liz, tecnicamente, si rassicurava, perchè
non erano ancora ufficialmente assieme, perchè non
erano ancora usciti per il primo appuntamento.
E tutto sarebbe andato liscio (dato che la coscienza se
l’era messa a tacere con questa scusa) se non fosse
stato per quell’infezione che “urlava” il suo tradimento.
«Maledizione a me e a quella stronza di Sheila che mi ha
attaccato questa roba schifosa» grugnò.
Il dottore lo rassicuró che applicando quella pomata
in due settimane sarebbe tornato come nuovo.
«Due settimane?! Come faccio a temporeggiare per due settimane?
Che scuse le invento? Perchè mi vanno sempre tutte storte?»
si torturava incapace di darsi una risposta.
Riuscì a mettere in fila una serie impensabile
di scuse degne del Re della Menzogna:
un mal di testa, una scadenza di lavoro,
una cena di lavoro, un’intossicazione alimentare,
la partita della squadra del cuore...
Allo scadere del quindicesimo giorno la pomata
aveva fatto effetto e le scuse erano esaurite:
era tempo di invitarla al primo appuntamento.