L'EQUILIBRISTA

A presto, a domani, nella sublimitá e nella certezza che tu esisti, che io esista, che la vita esiste.

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venerdì, 27 aprile 2007

RRROCK FRIDAY

Questo è un giorno speciale.
È il giorno in cui si conclude una fase
e una nuova inizia.

È il mio ultimo giorno di lavoro.

Ogni addio è uno strappo che fa male,
ma sono pronta a cogliere la sfida,
ad incontrare nuovi volti,
a fare fare fare.

Oggi mi sento in perfetta sintonia con i
Placebo e per questo Rrrock Friday
propongo Twenty Years tratto da
Once more with feeling.

E da domani L’Equilibrista si sposta
nel Bel Paese per tre lunghe settimane.

Buon week end!


Youtube URL: http://www.youtube.com/watch?v=B7pWHdODhIg
postato da: mvittoria alle ore 14:37 | link | commenti (5)
categorie: musica, lavoro, londra, io
giovedì, 15 marzo 2007

COLLEGHI #1 - Flaubert, il francese (del Sud)

Per chi volesse conoscerlo meglio clicchi qui

Quando l’ho visto la prima volta ho pensato
che fosse un tamarro: troppo curato, iper griffato,
un fanatico degli status symbols con l’aria da smorfiosa.

Oggi è uno dei miei colleghi preferiti.

Non è mica che sia cambiato, sia chiaro, ma,
conoscendolo, ho scoperto che avevamo piú cose
in comune che punti di divergenza. Ció non toglie che
quando indossa la cintura di Dolce & Gabbana con
il teschio tempestato di diamante sintetici
mi strappa sempre un sorriso.

Flaubert è un dandy, amante di tutto ció che è
raffinato e piacevole nella vita.
Vive nella lussuosissima Chelsea, a sentirlo,
a casa si nutre solo di foie gras, ostriche e champagne,
ed esce solo nei locali piú chic della cittá;
poi peró, in ufficio, si nutre solo di noodle soup,
quelli in busta che si ammorbidiscono versandoci
sopra l’acqua calda e si insaporiscono sciogliendoci
dentro il contenuto liofilizzato di una bustina: una
gamma immensa di aromi per 40 pence (60 centesimi) l’uno.

È un francese orgoglioso di essere tale ed
un feroce critico degli inglesi (e degli americani),
ma non stupido da non vedere luci e ombre in entrambi.
Poi c’è Parigi che "non fa la Francia" e mi pare il
minimo per un francese di Toulouse. Non credo
sia un caso il fatto che non abbia legato molto
con l’altro francese di Parigi. Ma devo dire che
il disinteresse è reciproco.
Flaubert è piú colto della media, con due lauree all’attivo
(a quanto pare in Francia l’universitá è completamente gratuita)
e sempre informato su temi d’attualitá e di politica.

La mattina sono in grado di capire se Flaubert è in ufficio
semplicemente dando uno sguardo alla cucina: se è linda e
ordinata vuol dire che è giá arrivato, se invece sembra
un campo di battaglia abbandonato da una ventina di ragazzini
selvaggi e bavosi che hanno giocato a tirarsi dietro cibo e bevande,
allora significa che mi tocca iniziare a pulire.

Trans Am
postato da: mvittoria alle ore 13:47 | link | commenti (14)
categorie: storie, lavoro, relazioni, io
giovedì, 01 marzo 2007

HOLLYWOOD LAVA PIÙ BIANCO # 2

“Mi serve per ieri”

Chi lavora in pubblicitá se lo è sentito dire mille volte dal cliente.
È un paradosso, ma il cliente paga e se ne frega dei paradossi.

Qualcuno un giorno ha risposto:

“Ovvio che lo vuole per ieri!
Se lo volesse per oggi, dovrebbe richiederlo domani!”

Per il cliente tutto è fattibile, anche l’impossibile:

“Perchè non mettere la modella di profilo?”
“Perchè la foto è stata scattata frontalmente”
“Beh, girala no?!”

“Non so quanto tempo richiedano le modifiche,
non me le ha ancora mandate”
“Voglio comunque una data”
“Dipende dal tipo di cambiamenti richiesti, se
si tratta solo di sostituire i testi o modificare l’intero
concept… mi puó almeno dare un indizio?”
“No, non ho ancora visto il lavoro”

“Potete rendere i fumetti dei dialoghi piú realistici?”

“voglio un concetto che dia l’idea del movimento
e della staticitá”

“I colori delle foto sullo schermo sono diverse
dalla brochure quando le avvicino al monitor. Dovete fare
in modo che i colori siano gli stessi della brochure”

Spesso e volentieri si trasforma in Art Director:

Capita che arrivi con lo schizzo a penna della campagna
pubblicitaria su un foglietto di carta e lo slogan
ideato in bagno, mentre si radeva.

“Ho visto una pubblicitá splendida
sul giornale, ecco, la voglio cosi'”

“Il font è troppo creativo, usiamo
un Arial”

Il cliente trasuda ignoranza, ma
si rivolge all’account o al grafico
come se avesse cognizione di
ció di cui parla.

“Ho bisogno delle foto in .ai”

“Cosa sono ‘ste linee? Toglile che disturbano!”
(Riferendosi alle linee guida)

“Stampiamo in due colori che costa meno.
Facciamo in bianco e nero”

“Che bisogno c’è di fare la programmazione del sito,
non basta esportarlo da Microsoft Word?”

“Alzatemi la grafica”
“Di quanto?”
“Di un pixel”

“Devo spedire un jpeg in Messico,
lí lo aprono?”

Esistono poi delle massime che valgono sempre:

* Il logo va sempre grande. Piú GRANDE.
* La gente non è pagata per pensare.
* Il tempo non è un fattore oggettivo.
* Qualunque preventivo è troppo alto.
* Non appena data l’approvazione finale si richiedono ulteriori modifiche.


Hollywood lava piú bianco # 1
postato da: mvittoria alle ore 10:25 | link | commenti (13)
categorie: lavoro, comunicazione
giovedì, 11 gennaio 2007

L’IDRAULICO

L’idraulico di fiducia di mia madre era
un omino magro, anonimo e silenzioso.
Gli telefonavi, la moglie prendeva la chiamata,
fissava l’appuntamento, puntuale lui arrivava,
faceva il suo lavoro e se ne andava.
Prezzi onesti, persona affidabile.
Una volta chiusa la porta dietro di lui
te ne scordavi immediatamente.

Uno dei bagni dell’ufficio è fuori uso
e, considerando che ci sono dieci
persone in quel piano, la faccenda
si fa seria, talvolta drammatica.

Serve l’idraulico.

Afferro le Pagine Gialle, un tomo
di millequattrocento pagine, e
vado alla voce "plumbers": ci sono
20 pagine di contatti solo per il
centro di Londra.
Sento che potrei avere un attacco di agorafobia:
centinaia di voci si sollevano “scegli me! scegli me!”,
cercano di attirare la mia attenzione,
tanti omini idraulici spingono, si urtano,
si scavalcano, premono verso di me…
devo trovare una via d’uscita, qui è troppo affollato!

Alzo il dito, lo punto e sparo: First Action.
Il nome sa un pó da B-movie,
ma è semplice ed immediato: First Action.
E cosí sia.

Appuntamento tra le 14 e le 17.
Alle 18.15 nessuna traccia dell’idraulico.
Ricordo che l’omino di fiducia di mia mamma,
se diceva che passava tra le 12 e le 16, arrivava alle 14.
Prevedibile, ordinario, sciapo.
Bei tempi.

Suona il campanello, apro la porta
e faccio un balzo all'indietro, mi
guardo attorno spaesata in cerca
di rassicurazioni, in cerca di qualcuno a
cui chiedere: “vedi anche tu quello che vedo io???
Di fronte a me c’è un incrocio tra Marky Mark
e Busta Rhymes, lo guardo perplessa e sto
per dirgli che qui non è la festa quando si presenta
come "l’idraulico".
marky_busta

Lo guardo con la coda dell’occhio,
"sará maggiorenne?!"
Lascio Marky Mark in bagno e incrocio lo
sguardo di Polt Pot che ha negli occhi il
mio stesso smarrimento: non salá mica l’idlaulico, velo?

Marky Mark, dopo mezzo minuto,
sbuca fuori dal bagno e con un netto
accento cockney mi informa che deve
tornare venerdí con un pezzo di
ricambio. Poi aggiunge che gli dovrei
pagare l’uscita di oggi e io gli propongo
di fare tutto in una volta venerdí.
L’idraulico inclina la testa,
mi guarda di traverso,
abbozza un sorriso sornione e
strizzandomi un occhio dice:
non potrei, ma faccio un’eccezione. A venerdí.

Marky Mark-Busta Rhymes, idraulico
di etá compresa tra i 17 e i 20 anni,
mi ha fatto l’occhiolino. Dico, l’occhiolino!

Non ci sono proprio piú gli idraulici di una volta.
postato da: mvittoria alle ore 18:32 | link | commenti (28)
categorie: lavoro, londra, io
venerdì, 15 dicembre 2006

IN AGENZIA. ORE 18.30

Una voce dal forte accento francese rompe il silenzio.

Flaubert: A qualcuno va di fermarsi per una birra?

Accettiamo l’invito solo io,
l’italiana che non è una siciliana,
e Robespierre, il parigino di Montmartre.

L’italiana che non è siciliana: A quanto pare solo europei(*) stasera…
non si unisce davvero nessun altro?


Pol Pot solleva la testa da dietro
lo schermo del computer, arriccia il naso e
con un inglese carente di erre commenta:
“europeans...no one wants to hang out with you bloody europeans”
(europei... nessuno vuole uscire con dei dannati europei)


Flaubert, senza neppure voltarsi, ribatte:
Almeno siamo europei, NOI, e non dei rifugiati...”
e assesta un duro colpo al cinese che non è cinese,
ma nessuno si ricorda di dove sia.

Pol Pot non si aspettava un affondo simile.

Flaubert lo capisce ed incalza:
“… soprattutto NOI non mangiamo cani”

Pol Pot prende qualche secondo per pensare,
vuole ribaltare la situazione, passare in vantaggio:
“beh che differenza c'è tra mangiare un cane ed una lumaca?”

Pol Pot socchiude gli occhi a mandorla
e attende con un ghigno compiaciuto.
“L’ho fregato”, pensa.

Flaubert questa volta si volta verso di lui,
lo guarda dritto negli occhi e precisa:
“The difference is that we don’t eat pets”
(La differenza è che non mangiamo gli animali da compagnia)


Durante tutto questo, l’italiana che non è una siciliana e
gli inglesi che non sono europei, assistono all’incontro di box verbale
con le lacrime agli occhi e con una buona dose di incredulita'.

Giudizio:
indimenticabile.

(*) Gli inglesi ci chiamano “europei”; come se loro, dell’Europa, non ne facessero parte.

postato da: mvittoria alle ore 16:53 | link | commenti (9)
categorie: lavoro, londra, io
martedì, 05 dicembre 2006

WE'RE TAKING OVER THIS TOWN


Molte sono le ragioni per cui ho scelto questo video.
Ma ce n'è una in particolare: Lee.

Era divertimento puro, risate da togliere il fiato.
Era Rock Friday Motherfuckers! (e la musica di Liam non mi piace!)
Era skulls & tattoos, frammenti di materiale stellare e fratture,
graffiti art e street culture.

Era il mio preferito.

Ora ha preso la sua strada e sta andando alla grande.
Date un'occhiata al suo sito: www.eelus.com

Rock well mate.
postato da: mvittoria alle ore 21:13 | link | commenti (16)
categorie: arte, storie, lavoro, londra, io
lunedì, 04 dicembre 2006

In questo post di Falcone Maltese suggerii un modo infallibile per arrotondare
le entrate a fine mese e promisi di raccontare tutta la storia.

È la vigilia di Natale del 2000.

LA STORIA DI ILA

Alle 16 Ila è già accucciata all'angolo
tra via Calmaggiore e via Paris Bordone.
Tiene in mano un pezzo di cartone
che recita "Ho bisogno. Buon Natale"
e in terra un piccolo sottovaso di
plastica verde con qualche spicciolo.

La gente comincia a fissarla da lontano,
la guarda con intensità, quasi ipnotizzata.
Ma più a lungo uno guarda,
meno è disposto ad offrire: questo Ila lo sa.
Chi è più tenero di cuore spesso
non ha neppure il coraggio di guardarla in faccia:
lascia cadere gli spiccioli nel piattino e scappa via.
Il primo ad offrirle 1000 lire è un ragazzo,
poi un signora di mezza età
e quindi un anziano.

Lei ringrazia ed augura Buon Natale.

Trascorre mezz'ora, ad Ila cominciano a dolere le gambe,
brutto segno: il giornale su cui è inginocchiata
non le offre il minimo conforto.

Nel frattempo passano due signore,
una delle quali le dà un po' di soldi,
mentre l'altra commenta:
"Ma non è troppo giovane per fare l'elemosina?
Com'è possibile che non trovi lavoro!
".
Ila con un fil di voce: "Tu... lavoro?"

Da dove venga di preciso non si sa:
a chi glielo chiede, una volta dice
di essere albanese, un'altra volta italiana.

Ad un tratto le si avvicina un mendicante,
di professione lui, che le chiede
da dove viene e le intima di non mentire.
Ila prende tempo, poi risponde: "Italia",
quindi allunga la mano per chiedergli un'offerta,
lui la osserva sbigottito e, scoppiando in una risata,
esclama: "A me lo chiedi?!"

Il mendicante se ne va ma, qualche tempo dopo,
torna e, questa volta, le fa una proposta indecente:
Ti dò 100 mila lire se vieni con me.
Martedì qui alle 16. Tu mi piaci, 100 mila per 5 minuti.
Mia moglie è in Romania
".
Niku è rumeno, suppergiù di 60 anni ed ha un sorriso tutto "d'oro".
Le si avvicina un'altra collega di Niku, le parla in rumeno e,
quando capisce che Ila non comprende,
le chiede : "Fa freddo lì per terra, vero?".

Il dolore alle gambe diventa sempre più insistente.
È intenta a cercare una posizione piú confortevole,
quando compare un uomo sui 35 anni,
moro, ben vestito che le rivolge la parola:
"Cosa ti è successo?" le chiede dolcemente.
Ila lo fissa senza dire nulla.
Lui continua:
"Sei in un casino?"
Lei annuisce.
"Non mi stai prendendo in giro, vero?"
Lei scuote lentamente il capo senza distogliere lo sguardo.
A questo punto lui le si fa più vicino,
si apre il cappotto- Ila pensa intimorita: "e adesso che fa?!" - e
le mette in mano 100 mila lire dicendole di nasconderle subito.
Quindi la abbraccia e la bacia.
Ila sgrana gli occhi incredudula,
lo guarda allontanarsi chiedendosi
se fosse sogno o realtà.

Ila non lo dimenticherà mai.

Qualcuno più tardi lascia delle monete e
si scusa perchè non ha di più:
Ila sorride e ringrazia.

Ila in due ore ha raccolto 187 mila lire e
ringrazia tutte le persone che lo hanno reso possibile.
Il ricavato di questo reportage è stato interamente devoluto
in beneficenza ai responsabili di due organizzazioni umanitarie.


Quel giorno eravamo in due giornalisti a fingerci “clochard”.
In totale abbiamo raccolto 214mila e 500 lire:
187mila io e 27mila e 500 lui.
Non male in due ore.
postato da: mvittoria alle ore 15:52 | link | commenti (12)
categorie: storie, lavoro, curiositá, io
lunedì, 09 ottobre 2006

HOLLYWOOD LAVA PIÙ BIANCO

Lo vedi arrivare già sudato al lavoro.
È agitato fin dalla mattina presto.
Le preoccupazioni lo assalgono già mentre si rade la barba.
Ma non è ancora l’ora di tagliarsi la gola con la lama del rasoio.
Ci sono ancora molti agnelli da sacrificare
prima che arrivi il giorno della resa dei conti.
Varca la soglia e inizia la litania dell’inesorabile declino,
della fine dei sogni,
del prezzo della sopravvivenza.

Tutti devono pagare quel prezzo.

Il sudore aumenta, la voce si strozza, il fiato si fa corto.
È tempo di pranzare.
Pochi morsi, ingoia il boccone semi intero,
in piedi, sulla porta, pronto ad uscire.
Ha un appuntamento per un lavoro.
L’ennesimo lavoro che serve per ieri;
perchè allora ce lo danno oggi?
postato da: mvittoria alle ore 22:53 | link | commenti (8)
categorie: storie, lavoro, comunicazione
martedì, 29 agosto 2006

LOURDES

Qualcosa di inspiegabile sta accadendo nel mio ufficio.
Una sorta di maledizione di Ippocrate sta colpendo uno a uno i miei colleghi.

Tutto è iniziato un paio di settimane fa quando Iain è arrivato in ufficio con il braccio sinistro appeso al collo.
Una inspiegabile caduta dalla bicicletta gli ha procurato la frattura dell’osso della spalla.

Tre giorni dopo Lee che siede di fronte a Iain entra in ufficio con il braccio destro appeso al collo. Stessa frattura.
Questa volta la caduta dalla bicicletta è stata imputata alle sette pinte ingurgitate prima di rincasare.
In due facevano uno sano.

La scorsa settimana è stata la volta di James a cui l’infiammazione del nervo ottico ha provocato una evidente paralisi alla parte destra della faccia.
Oggi Adam zoppicava dalla gamba sinistra.

Saranno anche coincidenze ma a me pare di lavorare in un nosocomio!
Tocco ferro, tocco ferro, toccate tutti ferroooooo, devo andare in ferie la prossima settimana!!!!!!!!!!!!!!!

postato da: mvittoria alle ore 23:09 | link | commenti
categorie: storie, lavoro, curiositá, io
martedì, 18 luglio 2006

IL MIO COLLEGA NON È PIÙ LO STESSO


Il mio collega è cambiato negli ultimi tempi. Mi aveva fatto una bella impressione, calmo, alla mano, in gamba. Un gigante buono. Negli ultimi tempi credo si sia un pó montato la testa. È competente nel suo lavoro di senior account manager e ha preso le redini dell’agenzia gestendo i due principali clienti. Tuttavia ora, proprio per questo accresciuto potere, sembra voler tenere le distanze dal team. Non esce piú a bere con noi quasi fossimo meri ingranaggi di un sistema produttivo. Tende ad escludere dal processo decisionale e dal flusso di informazioni componenti fondamentali dell’area creativa assumendo ruoli che non gli competono. In altre parole sta dimostrando una spiccata attitudine al comando e una scarsa inclinazione al gioco di squadra. Peccato, il potere (a qualsiasi livello) da alla testa.

postato da: mvittoria alle ore 18:05 | link | commenti (3)
categorie: lavoro, relazioni, io