








My Penis and I.
BBC Three. Ieri sera facendo zapping approdo su questo programma.
Il protagonista è un uomo inglese, pelle diafana, occhi cerulei, forme chiaramente modellate dalla birra, dotato di un pene minuscolo.
Il programma lo segue nel disperato tentativo di trovare una soluzione a questo problema.
Gruppo di donne provocanti rassicurano l’uomo sul fatto che le dimensioni non contano e lo trascinano in una discoteca nell’intento di fargli superare ogni inibizione, l’uomo trascorre l'intera serata chiuso in bagno.
Si rivolge quindi all’NHS, il servizio sanitario statale inglese, dove lo misurano in lungo e in largo, ma non lo convincono ad operarsi per incrementare la lunghezza del suo pene. Sfido, chi si farebbe operare al pene dall’NHS?!
Si reca poi nel set di un film porno per sentire l’opinione di attori e attrici su quanto contano le dimensioni.
A questo punto ho cambiato canale e mi sono chiesta se mostrare in tv l’odissea di un uomo affetto da nanismo fallico sia da considerarsi “servizio pubblico”.
Dietro ogni piccolo uomo si nasconde sempre una grande donna.
Il panorama è alquanto sconcertante, forse lo è tanto piú perché riguarda anche mie amiche e conoscenti.
Ciò che vedo sono donne splendide, intelligenti, sensate, generose che si legano e rincorrono uomini incapaci di amare, immaturi e fondamentalmente paurosi. Uomini che non vogliono confrontarsi con una donna, una relazione a due, il pensiero di una famiglia e figli fa poi parte di un universo lontano e alieno. Uomini biologicamente piú vicini alla quarantina che alla trentina, ma che vivono una dimensione affettiva primordiale, minuscola, priva di immaginazione. Se di questi uomini l’unica cosa che mi rimane è la speranza che siano solo dei casi sfortunati, disillusi dalla vita e incapaci di creare vita, ció che piú mi preme capire è perchè queste donne si condannino a questo calvario di delusioni, inappagamenti, negazioni. Io non credo che amare sia una giustificazione sufficiente per non voler vedere l’impasse a cui questi rapporti le hanno portate e per non ammettere la sconfitta. Quello che piú mi colpisce è la loro ostinazione nel voler trovare dell’acqua in un arido deserto, nel voler raddrizzare le gambe ad uno zoppo come fosse l’unica chance di felicitá concessa, una strada a senso unico. La pazienza e la perseveranza ripagano solo se accompagnate da una buona dose di luciditá e di capacitá critica, altrimenti è solo lotta contro i mulini a vento. Penso a quelle comunitá, micro societá nella Societá, in cui ancora oggi si combinano matrimoni, (ne parlavo proprio con una ragazza che sta scrivendo un pezzo intervistando donne che sono oggetto di scambio ancora oggi, qui nell’evoluta Gran Bretagna) e mi chiedo che differenza in fondo c’é nel vendersi o nell'essere venduti. Nel momento in cui non si è in grado di essere liberi di slegarsi da vincoli mentali, paure e fatalismi, non è poi così diverso da quelle donne che non sono libere di scegliere il proprio compagno per vincoli sociali, leggi e consuetudini ancestrali. Anni di battaglie per l’emancipazione vanificati dalla semplice paura della solitudine, perchè il poco è meglio del niente, quando in realtá di opportunitá la vita ne offre moltissime, basta solo avere coraggio di uscire dal proprio guscio ed andarle a cercare. Quello che auguro a ognuna di loro è di ritrovare la fiducia e l’autostima in se stesse, la voglia di guardare oltre ciò che sembra inevitabile, che hanno diritto a tutto ció a cui stanno rinunciando come donne, come compagne, come madri; che non chiedono troppo, solo lo stanno chiededendo a chi non sa o non puó darglielo.