EMBERS – JEREMY IRONS
The Duke of Wellington Theatre – Londra
Una storia di amore, amicizia e tradimento: Embers è tratto dall’omonimo romanzo di Sador Marai, autore ungherese, e adattato in chiave teatrale da Christopher Hampton.
La storia è ambientata nel 1940 in un castello ungherese e si apre con Henriek (Jeremy Irons), generale in pensione, che attende il ritorno del vecchio amico Konrad (Patrick Malahide). Henriek ha atteso quell’incontro per quaranta lunghi anni durante i quali ha cercato di dare risposta alle domande ed ai sospetti nati dopo la misteriosa fuga dell’amico al termine di una battuta di caccia. Nel discorsi e nei ricordi dei due amici prende corpo un terzo personaggio, la moglie del generale, morta di malattia anni prima, attorno alla cui figura si è giocato il destino di entrambi i protagonisti.
La pièce teatrale è piuttosto breve, ma molto intensa e i temi vengono esplorati in profonditá e con buon equilibrio tra suspence e umorismo.
Henriek, il protagonista principale, è interpretato da un Jeremy Irons, ritornato a teatro dopo 17 anni, in piena forma. La seconda parte dell’opera è un suo lungo, splendido monologo, nessuna ombra di incertezza, limpido e solido.
L’idea di scritturare Jeremy Irons in una pièce semi sconosciuta ha giovato ad entrambi, attore e produzione, consentendo al primo di misurarsi con una parte complessa e consistente, alla seconda di far conoscere il soggetto presso il largo pubblico grazie alla presenza di un noto divo del cinema.
Al termine della rappresentazione io e la mia amica siamo andate nel back stage per sbirciare l’uscita degli attori. Per fortuna c’era poca gente. Dopo qualche tempo, abbiamo visto una figura slanciata e imponente che avanzava nell’ombra; lo abbiamo riconosciuto solo a pochi passi di distanza perché nel palco Irons appariva magrissimo ed esile, mentre l’uomo che avevamo ora davanti era decisamente alto e ben piazzato. Ho subito pensato che se fossi stato un uomo avrei voluto essere come lui. È uscito indossando un cappello di stoffa squadrato tipo militare, barba e capello cresciuto, giubbotto e pantaloni di pelle nera, stivali tipo camperos, alla bocca una sigaretta rollata su cartina marrone alla liquirizia, borsone in spalla e al seguito due simpatici cagnolini neri. Fascino da bello tenebroso, voce rauca da fumatore incallito, modi sicuri e calmi. Gentile si è rivolto alla mia amica che aveva stampella e piedone ingessato per chiederle come si era fatta male. Una battuta e se ne è andato. Niente da dire, ha charme a vendere quell’uomo.