L'EQUILIBRISTA

A presto, a domani, nella sublimitá e nella certezza che tu esisti, che io esista, che la vita esiste.

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giovedì, 03 maggio 2007

MAMMA ROMA

Sono a Roma dal 4 all'8 Maggio.
Avete qualche consiglio su eventi particolari
al di fuori dei circuiti tradizionali,
oppure mi consigliate qualche trattoria tipica
o posti carini per un aperitivo?
Magari ci si trova per l'happy hour e una
chiacchierata.



roma
postato da: mvittoria alle ore 13:34 | link | commenti (14)
categorie: viaggi, io
venerdì, 15 dicembre 2006

CUBA: ORA O MAI PIÙ

Fidel Castro Dieci membri del Congresso degli Stati Uniti stanno dirigendosi a Cuba in quella che si ritiene essere la piú grande delegazione mai approdata a Cuba dalla presa di potere di Fidel Castro nel 1959.

Il Lid
èr Maximo è molto malato, si dice che la sua morte sia imminente, una questione di mesi. Dallo scorso luglio il fratello Raul guida il paese ed ha, di recente, espresso l’interesse nel riallacciare i legami con gli Stati Uniti drammaticamente interrotti dopo la salita al potere di Castro nel 1959.

La delegazione rimarrá a Cuba per tre giorni durante i quali incontrerá gli alti ufficiali cubani; per ora non è stata confermata la presenza di Raul Castro.

Un corrispondente della BBC sottolinea come la scelta del momento per questa visita sia molto importante in quando avviene proprio a ridosso di quella che sará la piú significativa evoluzione nella politica interna di Cuba da decenni a questa parte.

La visita è stata contestata da alcuni esili cubani e oppositori del regime di Castro negli USA che ricordano come gli interessi economici non dovrebbero venire prima dei diritti umani.

Raul Castro ha dato molti segni di apertura verso gli USA; durante la parata militare organizzata per l’ottantesimo compleanno del fratello Fidel ha colto l’occasione per rinnovare l’invito ad un dialogo piú disteso con Washington.


Fonte: BBC, 15 Dicembre 06


Morale: non è rimasto piú molto tempo, quest’estate tutti a Cuba prima che si trasformi in una isola satellite degli Stati Uniti, prima che le strade si riempiano di Mc Donald’s e di obesi, prima di sentire Bush proferir parola in conferenza stampa.

postato da: mvittoria alle ore 14:43 | link | commenti (3)
categorie: viaggi, attualità
martedì, 12 dicembre 2006

VOLUME

Il giardino interno del Victoria and Albert Museum ospita in questi giorni Volume, un’installazione luminosa interattiva, una scultura di luce e suono che consta di una serie di torri luminose poste su una pedana.

La particolarità e la spettacolarità di queste colonne di luce sta nel fatto che reagiscono al movimento creando una serie infinita di combinazioni di luce e suono.

Consiglio di visitarla dopo il tramonto per godere al meglio degli splendidi giochi di luce che si generano muovendosi tra le torri luminose e per farsi avvolgere dalla magia dei suoni.

Volume è un progetto nato dalla collaborazione tra il collettivo UVA (United Visual Artists) e One Point Six, la società di produzione musicale di Robert Del Naja dei Massive Attack e Neil Davidge.

Volume è presentato da V&A insieme a Playstation.

Entrata libera
Dove: Victoria & Albert Museum
         Cromwell Road
         London
Quando: dal 24 Novembre 06 al 28 Gennaio 07

volume

volume
postato da: mvittoria alle ore 13:41 | link | commenti (8)
categorie: viaggi, arte, londra, curiositá
lunedì, 27 novembre 2006

37 USES FOR A DEAD SHEEP (2005)
(37 cose che si possono fare con una pecora morta)

È un documentario affascinante che racconta la storia dei Pamir Kirghiz, una tribú nomade di circa 2mila persone originaria dell’Asia Centrale che solo 27 anni fa viveva quasi ancora all’etá del ferro e che dal 1979 vive esule nella Turchia orientale.

È un documentario che parla di casa, esilio e appartenenza.

Il regista Ben Hopkins ha voluto ricostruire, con l’aiuto della tribú stessa, la storia delle loro migrazioni, i loro usi e costumi in modo divertente, appassionante, commovente.
La narrazione delle vicende storiche è realizzata attraverso ricostruzioni filmiche a cui i membri stessi della tribú hanno partecipato in veste di attori, rese attraverso stili cinematografici diversi e scenette comiche: il risultato è un film nel film.

Scopriamo come l’antipatia del popolo Kirghiz per il Comunismo li abbia costretti a fuggire dalla Unione Sovietica, quindi dalla Cina Maoista, dall’Afganistan ed infine dal Pakistan fino a trovare definitivo rifugio in Turchia nel 1979.
Il documentario è quindi in parte documento storico, in parte studio antropologico, parte ritratto del conflitto tra individuo e cultura globalizzata, parte commedia per quanto concerne il processo di realizzazione del film stesso.

Guardando il documentario ci si innamora progressivamente di questa gente con il viso solcato dal sole d’alta quota e dal vento rigido; che sogna le montagne, i pascoli, i ruscelli, i cieli della loro terra; gente che da nomade è diventata stanziale rinunciando a parte della propria cultura e sapere, e le cui nuove generazioni sognano di trasferirsi ad Istanbul per aprire internet caffè.

Alla fine, ció che rimane, è un senso di profonda affezione per un popolo dal sorriso contagioso e la mesta consapevolezza che lo si sta guardando scomparire.



Vincitore del Caligari Film Prize – Berlinale 2006
Vincitore Best International Documentary – Hotdocs 2006
Vincitore Best British Feature Documentary – Britdoc 2006
Nominato al European Film Academy Documentary Awards 2006
postato da: mvittoria alle ore 12:56 | link | commenti (7)
categorie: viaggi, cinema, storie, attualità
lunedì, 13 novembre 2006

Stralci da un week end.

Driiin, Driiin.
Suona il campanello dell’ufficio.
“Chiudo il computer e arrivo!” rispondo al citofono in Italiano.
“Are you talking to the tramps in Italian?” sento chiedermi alle spalle.
“They are not tramps. They are my girlfriends” puntualizzo al mio capo.
Tutte e tre le ragazze sono arrivate e si sono giá presentate.
Claire è l’unica “straniera” in un week end di italiane a Londra.
Un pó come quando a Treviso ti immergi in una serata organizzata da Fabrica
e ti senti in vacanza all’estero.

Jamon, Jamon
Ci fermiamo per un paio di birre in un pub di Shoredich con i colleghi di lavoro.
Ceniamo a Camden da Jamon Jamon ristorante spagnolo di tapas dove ci accolgono due ragazzi spagnoli dallo sguardo furbetto, uno dei quali parla italiano e scambia due chiacchiere con Nico.
Cinque minuti dopo entra la sua fidanzata, una bella gnocca con dei dread cosí curati da sembrare finti.
Arrivano al tavolo le tapas ordinate e tutte sono servite con contorno di patate: stufate, bollite, fritte, arroste.
L’unica tapa che non arriva con le patate di default è quella della Nico: un cocktail di 17 gamberi, 1 avocado, 13 foglie di lattuga e q.b. di salsa rosa.

La borsa.
Decidiamo di andare sabato mattina a Portobello Market per un bagno di folla e una lenta processione di bancarella in bancarella.
Acquistiamo due borse che scontate vengono 14 sterline a testa.
La nostra soddisfazione dura finchè non troviamo una bancherella poco piú avanti che le vende a 10.

Il berretto.
“Questo berretto mi stringe la testa. Mi ferma la circolazione del sangue”
Guardo il berretto, è una cacciola con disegni peruviani.
Sono sicura di avergliela giá vista adosso, tuttavia ha qualcosa di insolito.
“È che mia mamma non sa lavare la lana”.
Ora ricordo: quella cacciola una volta era un basco.

Alla tavola calda.
Lo shopping fa fame. Prendiamo posto nella mia tavola calda di fiducia.
Di fronte a me si siede un gruppo di quattro ragazzi.
Incrocio lo sguardo di uno di loro per un paio di volte e penso che è davvero molto carino per cui decido di condividere
con le amiche questo mio pensiero.
“Mi sono innamorata”
“Di chi?”
“Ore 16. Ma girati con discrezione!”
Alu si gira di scatto, allunga il collo, strizza gli occhi e fissa il tipo.
Con discrezione.
“È che io mi fisso sui particolari” si giustifica “memorizzo i dettagli, l’occhio sinistro, l’incisivo destro… Non ricordo i visi nel loro insieme.”

Come con il mio vicino di casa.
Lo saluto solo se lo incontro nel condominio.
Ad una festa un mio amico, riferendosi ad un altro presente,
mi fa: “beh ma voi due vi conoscete, no?”
“Mmhh no, non lo conosco. Comunque piacere Alu!” tendendogli cordiale la mano.
“… Veramente abito di fronte a te”

Una volta ero in macchina con Roby.
Una Punto mi si affianca.
“Roby, guarda Pier!” esclamo.
Gli faccio ditazzo dal finestrino.
Lui abbassa finestrino: “credo che tu ti sia sbagliata”
Sbianco: “Mi sa proprio di sí”

Da Caffè Nero.
C’è una coppia di turchi seduta al tavolo accanto al nostro.
Lui ha un bel baffo brizzolato.
Lei è una giovane donna con i capelli ondulati.
Parlano fitto.
La tasca del suo completo squilla.
Lui l’ignora. La tasca smette di squillare.
Parlano fitto.
La tasca trilla di nuovo.
Lui, sempre parlando, da un’occhiata al display del cellulare
e lo rinfila in tasca.
Il trillo si interrompe.
Continuano a parlare fitto.
La tasca suona per la terza volta.
Nico: “È la moglie”

Mutande antistupro.
“Qui nessuno indossa la canottiera. Le donne vanno in giro con la pancia scoperta anche in inverno”
“Anche le mie amiche se è per questo, hanno sempre caldo.”
“Io la canottiera me la metto pure dentro le mutande, hai presente quando ti escono le alette dai lati?”
“Sí, è una tecnica antistupro”

Il Baffo.
È allegria.
È simpatia.
È musica anni 80.
È una lunga e folta chioma tutta boccoli.
È una tuta di lycra nera scollata a V sulla schiena.
È un paio di moccassini di pelle bianca.
È una catena d’oro al collo.
È un DJ.
È un mito.

Pancake
Alla domenica decidiamo di fare colazione fuori.
Ordiniamo pancake con banana e mirtilli.
Alla cassa c’è un bel ragazzo mulatto,
capello a fungo anni 70,
gran bel viso,
camminata effeminata.
Che sfiga.
postato da: mvittoria alle ore 15:46 | link | commenti (27)
categorie: viaggi, musica, shopping, storie, londra, sesso, relazioni, io
domenica, 05 novembre 2006

10.000 miglia, destinazione Patagonia

Oggi il mio pensiero va a Eleanor e a Tom.

Ho ricevuto questa splendita immagine presa mentre attraversavano il Salar de Uyuni in Bolivia.

Salar de Uyuni, Bolivia

Il loro è un viaggio in bicicletta, 10 mila miglia dal Messico alla Patagonia, per raccogliere soldi per Medici senza frontiere e per il Psychiatry Research Trust.

Per seguire la loro avventura o fare una donazione visitate: www.topatagonia.co.uk
postato da: mvittoria alle ore 22:56 | link | commenti (6)
categorie: viaggi, sport, storie
domenica, 29 ottobre 2006

MARJANE SATRAPI
Persepolis - la storia di un'infanzia
Persepolis 2 - la storia di un ritorno

Amo questa donna.
È una scrittrice ed illustratrice. È iraniana e ha solo 6 anni più di me, ma la sua vita è diventata un libro, anzi due, Persepolis e Persepolis 2.

Anni fa avevo trovato una sua striscia su L’Internazionale, e mi aveva incuriosita, ma solo recentemente ho letto i suoi libri.

Marjane era solo una bambina quando i fondamentalisti presero il potere in Iran, forzando un paese ricco ed evoluto a tirare indietro l’orologio di centinaia d’anni.

Educata alla scuola francese, crebbe all’interno di una famiglia progressista e colta che lottà contro la rivoluzione culturale fondamentalista del 1979. Conobbe gli oppositori al regime, le torture e le epurazioni, fu forzata ad indossare il velo, a vivere nella paura, visse la guerra tra Iran e Iraq finchè all’età di 14 anni fu mandata a studiare a Vienna. Lì si dovette confrontare con gli usi e i costumi occidentali, con la libertà sessuale, il consumo di droghe, lei che veniva da un paese conservatore e tradizionalista.

Attraverso Persepolis e Persepolis 2 racconta la sua straordinaria
vita attraverso illustrazioni semplici, in un bianco e nero netto.
Il suo è un linguaggio schietto, parla in modo acuto di politica e storia, di morte e guerra, di emancipazione, amore, amicizia e di droghe facendoti riflettere, commuovere e ridere.
È un bel modo di conoscere da vicino un paese lontano, di cui sappiamo poco, e, per di più, quel poco che conosciamo è solo la sua storia più recente.

Il suo ultimo libro si intitola Embroideries in cui affronta il tema della sessualità e della vita delle donne iraniane attraverso i racconti delle donne della sua famiglia riunite per un thè pomeridiano. La mia prossima lettura.

satrapi_persepolis1
postato da: mvittoria alle ore 22:44 | link | commenti (4)
categorie: viaggi, libri, storie, attualità, curiositá
mercoledì, 27 settembre 2006

NOTE DI VIAGGIO - SICILIA E DINTORNI

Giorno 1.
Isole Eolie. Sono le isole dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco.
Lipari, la più grande e la più popolata, si è dimostrato il perfetto pied a terre per le nostre esigenze, abbiamo soggiornato dalla Enza in una camera autosuffieciente (con angolo cottura), centralissima.
Puntata alla spiaggia di Canneto dove ho scoperto che ció che galleggiava sull’acqua non erano alghe ma frammenti di pietra pomice. C’è infatti una vecchia cava di pietra pomice che si può vedere facendo il giro dell’isola in barca.
Mi sono cibata di: arancini e di mini calzoni.
Ristorante: Filippino, speciallità di pesce. Astice, ravioli al sugo di cernia, Malvasia con biscottini.

pomice



















Giorno 2.
Stromboli, scalata notturna al cratere. Partiamo con la barca Dolce Vita da Lipari alle 12 e ci portano a visitare cala Junco a Panarea e le fumarole che si sono recentemente aperte a largo dell’isola: il mare con le bollicine.
Arrivati a Stromboli ci equipaggiamo per la scalata: scarponi da alpinismo, elmetto, 2 t-shirt, 1 maglione di lana, 1 giacca a vento, 2l di acqua, cena al sacco. Devo indossare gli occhiali, le lenti a contatto sono proibite.
Iniziamo la salita alle 16.30 e il dislivello è di 900 metri con tratti più o meno duri. Niente di impossibile nonostante ci fosse una ragazza del mio gruppo che dopo i primi 50 metri di ascesa si dava già per morta e si sia fatta tirare fino in cima dalla guida.
Salire una montagna non è come andare a fare le vasche in piazza.
Intorno alle 21 eravamo tutti seduti sul bordo del cratere ad ammirare quello spettacolo della natura che è l’attività del vulcano, gli sbuffi di fumo, il cangiante giallo-arancio-rosso della lava, i lapilli che schioppettano attorno alle 4 bocche e poi le esplosioni alte un centinaio di metri, il suono come di una bomba, un fuoco d’artificio senza polvere da sparo. EMOZIONANTE E TERRIFICANTE.
Il rientro lo abbiamo fatto sul versante delle ceneri vulcaniche indossando una mascherina per proteggere le vie respiratorie della polvere. Qui ho capito perchè le lenti a contatto sono vietate.
Questo è il video che sono riuscita a filmare.



Alcune nozioni:
Strombolicchio è il primo cratere di Stromboli, è 47m fuori dell’acqua e 2000m sotto il livello del mare; Stromboli è 926m fuori dall’acqua e 2000m sotto. Strombolicchio non è attivo ed è datato 240mila anni, mentre Stromboli ha 100mila anni. Nel 1891 abitavano 4000 persone che vivevano di pesca e della coltivazione della Malvasia. Nel 1930 ci sono stati due eventi che hanno cambiato le sorti dell’isola: l’eruzione del vulcano e la peronospora che attacco i vitigni distruggendo l’economia dell’isola e forzando la popolazione ad emigrare altrove. Oggi vivono circa 400 persone.


Giorno 3.
Lipari, White Beach. Giornata di relax, bagni e sole.
Ristorante: Alla Nassa, Lipari. Antipasto di pesce 7 perle, pomodori all’eoliana con capperi, pesce spada alla griglia e tonno con cipolline in agrodolce.

Giorno 4.
Salina. Le previsioni non ci hanno azzeccato: è una splendida giornata. Decidiamo di fare un giro a Salina grati del fatto che le previsioni atmosferiche siano una scienza inesatta. Giunti sull’isola noleggiamo uno scooter a presa diretta: guido io. Il brivido di toccare quei 20km all’ora e il desiderio di fare del binomio “donne e motori” una realtà erano troppo forti. Finalmente arriviamo alla baia di Pollara famosa anche per la casa del film “Il Postino”.
Ho mangiato: una squisita granita alla mandorla.

Qual sono gli ingredienti di base di una granita? Acqua, zucchero e limone.

pollara

Giorno 5.
Vulcano. Partiamo alle 10 a bordo della Dolce Vita, cavallo vincente non si cambia. Il capitano si gongola dei “fuori programma” che propone, arriccia il baffo e strizza i luminosi occhi neri; il ragazzo che si occupa degli ospiti è premuroso come una chioccia. Siamo felici.
Sbarcati a Vulcano ci dirigiamo alla pozza dei fanghi. Le persone immerse nella pozza fino al collo mi ricordano degli ippopotami, altri fuori dall’acqua attendano che le applicazioni di fango si asciughino perfettamente. La puzza di uovo marcio (zolfo) è pungente e lo zolfo è corrosivo. Lo splendido costume da bagno alla “Mr Ripley” di mio moroso, un originale anni ’50, rimane irrimediabilmente macchiato. Dalla pozza di fango alle fumarole del mare il passo è breve, basta scendere pochi gradini. Non facciamo tempo a scalare il cratere del vulcano, il tempo non è molto. Ripartiamo per il giro dell’isola: la Grotta del Cavallo, la piscina di Venere, i Faraglioni. Tra tuffi e bicchierini di Malvasia il tempo passa spensierato.
Ho mangiato: un cannolo e una cassata siciliana.

vulcano

Giorno 6
Taormina. La pioggia ci accoglie, ma dura poco. Il cielo però è coperto.
Prendiamo dalla stazione il bus comunale, il prezzo del biglietto è di 50 centesimi. Chiedo al conducente se mi prende in giro. Non scherza.
La città è piena di turisti stranieri. Saliamo lungo il percorso della via crucis fino alla rocca saracena che troneggia la città dall’alto del molte Tauro.
Prendiamo confidenza con la città e ci fermiamo a chiedere informazioni ai taorminesi. I siciliani sono persone molto affabili e cordiali, dall’alto della mia ignoranza non sapevo se aspettarmi estroversione o ritrosia, ho trovato semplicemente il piacere di conversare. Spunta un raggio di sole e scendiamo a Isola Bella per scaldarci un pò.
Ristorante: La Piazzetta. Aveva ragione il signor Cesare dell’Hotel San Domenico: ottimo rapporto qualità prezzo. Scelgo una pasta alla norma e una grigliata di pesce.

taormina

Giorno 7
Taormina. Visitiamo il Palazzo Corvaja con il suo museo etnoantropologico e mi diverto a leggere le tavolette ex-voto. Peccato fossero riproduzioni, ma pare ci siano degli originali perfettamente conservati in una località di nome Trecastagne nel catanese.
Entriamo nel teatro greco di Taormina e mi viene da piangere al pensiero di essere lì in un giorno coperto. Dopo migliaia di kilometri, non vedere il monte Etna è un’offesa che non dimenticheró mai. Stanno allestendo il palco per il concerto di Mario Venuti.
Pranziamo al sacco nei giardini della Villa Comunale intitolata al Duca di Cesarò, un giardino dalla ricca vegetazione mediterranea dove si trovano delle bizzarre torrette istoriane stile agoda cinese nella quale la vecchia proprietaria si dilettava a studiare gli uccelli.
Compro: una burriera di ceramica di Santo Stefano di Camastra e due portauova della scuola di Caltagirone.

Giorno 8
Siracusa. Soggiorniamo al mercato di Ortigia, il cuore antico della città. Il centro è molto tranquillo, i turisti sono pochi se confrontati a Taormina.
La prima impressione che ho della città è stato un senso di decadenza e di abbandono, moltissimi sono i cartelli “in vendita” affissi agli edifici, finchè non ho alzato il naso all’insù e ho visto le splendide facciate barocche, le ricchezze delle decorazioni, i colori caldi di cui si tingono le strade al tramonto. Mi sono seduta sugli scalini del Duomo, accanto alle mamme, ai papà e ai nonni mentre decine di bambini si scatenavano nella piazza chiusa al traffico.
Una piazza che si trasforma in un parco giochi, dove le illuminazioni notturne drammatizzano i decori barocchi delle facciate e le terrazze-giardino proiettano tutt’intorno ombre gigantesche. In quel momento ho pensato che avrei voluto poter comprare tutte le case e gli edifici messi in vendita.
Il bello di Ortigia è che ha mantenuto quella straordinaria stratificazione di civiltà che l’isola ha vissuto, così da incastrare letteralmente l’una nell’altra la città greca e quella bizantina, quella normanna e quella barocca in un solo labirinto di strade e di architetture.
Ristorante: Osteria da Mariano, specialità dei monti Iblei. 

ortigia

Giorno 9
Siracusa. Il parco archeologico è a 8 km da Ortigia e si raggiunge comodamente con i mezzi pubblici. Il teatro greco è scavato nella roccia del monte Temenite, la tradizione ricorda ancora le rappresentazioni delle tragedie di Eschilo, ma il teatro veniva utilizzato anche per le assemblee del popolo.
Molto suggestiva è la latomia del Paradiso, antico e vastissimo gruppo di cave di pietre dalle quali in antichità si estraevano i blocchi di calcare bianco-grigio usato per costruire mura ed edifici. Le latomie sono immerse in giardini di agrumi, immensi ficus e magnolie.
Famosissimo è l’orecchio di Dioniso, una grotta artificiale dalla forma a S e dalle eccezionali proprietà acustiche: una guida ha dato una dimostrazione della qualità del suono della grotta appoggiando la bocca ad una parete e intonando una canzone tradizionale siciliana. Il risultato è stata un’amplificazione perfetta apprezzabile da qualunque punto. La leggenda dice che il tiranno Dionisio usasse rinchiudere gli schiavi nella grotta per ascoltarne i discorsi. Una tappa veloce all’Anfitaeatro per poi dirigerci alle catacombe di S. Giovanni, seconde per vastità solo a quelle di Roma. Le gallerie recano sui muri migliaia di loculi destinati a raccogliere le salme.
Ristorante: Medusa del tunisino Kamel, specialità di pesce. Ottimo rapporto qualità prezzo con porzioni molto generose.

dionisio

Giorno 10
Palermo.
Dalla quiete surreale di Siracusa alla caotica, vibrante Palermo. Ci vuole un pó a riabituarsi al traffico, alle strade affollate di gente.
Decidiamo di partire alla scoperta della cittá dai mercati. Palermo ha quattro mercati premanenti: la Vucciria, il Capo, Ballaró e Borgo Vecchio. È come entrare in una dimensione temporale diversa, legata al passato: non ci sono insegne luminose ma enormi lampade, non esiste cellophane ma cartone, i prezzi non sono attaccati alla merce, ma indicati su pezzi di legno.
Un labirinto di straduzze strette spesso rese impraticabili dalla folla, dai motorini e delle bancherelle che invadono le vie. I venditori chiamano a grand voce i compratori in un dialetto incomprensibile o candando canzoni. Luoghi e persone carichi di colore e di vivacitá.
Passeggiando saltano agli occhi i due volti della cittá: la Palermo nobile e la Palermo stracciona. Ed è ció che piú mi ha affascinato: una cittá dai contrasti netti, dalle questioni irrisolte, dove accanto alle macerie di edifici bombardati durante la seconda Guerra Mondiale convivono gioielli del passato, dove la vita continua incurante della rovina. Di nuovo magnificenza e decadenza.
Mi hanno lasciato senza parole: la cattedrale di Palermo, soprattutto quando illuminata di notte, i mosaici della cattedrale di Monreale e della Martorana, la fontana Pretoria.
Dopo una sosta in una trattoria dei quartieri arabi abbiamo fatto la siesta nei giardini di Villa Giulia: una panchina di marmo per ciascuno e il pisolino non si è fatto attendere.
Ci siamo poi imbattuti nella preparazione alla processione della Madonna della Cintura e in un carro da parata per un’altra processione. Si sa che ogni chiesa ha il suo santo e in una cittá come questa, con centinaia di chiese, è facile perdere il conto. (N.B. la santa patrona di Palermo è Santa Rosalia e viene festeggiata il 14 luglio).

palermo

INFO UTILI - Dove ho dormito:

Isole Eolie
Affittacamere Enza Marturano
via Maurolico, 35
98055 LIPARI (ME)
http://www.affittacamerelipari.it/

Taormina
B&B Le4Fontane
Corso Umberto , 231
98039 - TAORMINA (ME)

Siracusa
Al Mercato di Ortigia
P.zza Cesare Battisti, 3
96100 Siracusa
http://utenti.lycos.it/siracusacentro/

Palermo
B&B A casa di Amici
Contatto: Claudia Vitale
Via Volturno, 6
90138 Palermo
http://www.acasadiamici.com/

B&B Sole e Luna della Solidarietá
via vincenzo riolo, 7
palermo (PA) - 90139
http://www.solelunabedandbreakfast.org/

postato da: mvittoria alle ore 19:57 | link | commenti (3)
categorie: viaggi, curiositá, io
mercoledì, 06 settembre 2006

CONTO ALLA ROVESCIA

Oggi è il giorno della partenza per le agognate vacanze in Sicilia. Porterò con me Persepolis di Marjane Satrapi, volume unico con The Story of a childhood e The story of a return, un fumetto è pur sempre una lettura “marina” e Il marchese di Roccaverdina di Luigi Capuana in omaggio alla Sicilia, poi mi lascerò tentare da qualche libreria e farò incetta di libri da portarmi a Londra.

Ho aspettato con trepidazione questa vacanza, un vero e proprio viaggio dopo oltre due anni (perchè le trasferte in Italia non le considero viaggiare ma tornare a casa). Cercherò di far durare questo viaggio più di 10 giorni, di vivere ogni attimo come fosse infinito, di rientrare a Londra come se avessi fatto il giro del mondo.

Pare che sarà caldo. È strana l’idea di fare il primo bagno di sole a settembre, abituata a fare la spola al mare talvolta fin da maggio. Il Buzz direbbe: “sempre meglio che un calcio nelle balle” e avrebbe ragione.

postato da: mvittoria alle ore 11:27 | link | commenti (2)
categorie: viaggi, libri, io
giovedì, 20 luglio 2006

CORNOVAGLIA DEL NORD – sulle tracce di Re Artù
Tappe del viaggio: Londra, Stonehenge, St Gennys (Bude), Cranckington Haven, Tintagel, Boscastle, Widemouth Bay, Eden Project (St Austell), Padstow, London.
Totale km percorsi:
659 miglia/1055km
Totale giorni di viaggio:
4

Giorno 1
Il nostro viaggio parte da Euston Station dove abbiamo noleggiato una macchina con Easycar (societá che fa parte del gruppo Easy Jet, compagnia aerea low cost). È una Ford Fiesta nera, nuova di pallino, ragionevolmente comoda e spaziosa per 4 passeggeri.

Ci sono due principali opzioni per raggiungere la Cornovaglia: un percorso verso nord, via Bristol, piú lungo in termini di chilometraggio, ma costituito in prevalenza da autostrade; oppure quello verso sud, via Plymouth, che è piú breve, ma composto in prevalenza da statali (si tratta comunque di superstrade a doppia corsia e a scorrimento veloce). Abbiamo scelto quest’ultimo perchè piú panoramico e perchè ci permetteva di fare una sosta cultural-rigenerante a Stonehenge.

STONEHENGE (significato “pietra sospesa”)
Dal 1986 nominato dall’Unesco patrimonio dell’Umanitá.

Informazioni pratiche: il parcheggio costa £2.00 e l’entrata per un adulto £5.90. Tuttavia presentando la ricevuta del biglietto di ingresso all’uscita del parcheggio, vengono rimborsati i £2.00 della sosta.

stonehengeÈ un sito archeologico del periodo Neolitico, composto da un insieme circolare di grosse pietre erette dette megaliti. Il periodo a cui risale la sua costruzione è incerto, si pensa tra il 2500AC e il 2000AC.
Arrivando dalla statale la vista è molto suggestiva: Stonehenge si erge solitario al centro dell’ampia piana di Salisbury. Proprio in virtú di tanto spazio disponibile mi è davvero difficile trovare una giustificazione alla presenza delle statali A303 e A344 costruite a ridosso del sito archeologico.

Si ritiene che rappresenti un “antico osservatorio” in quanto le sue pietre sono allineate ai punti di solstizio ed equinozio; ancora oggi è meta di pellegrinaggio di neodruidi e di seguaci di credenze pagane o neo-pagane.

Si dice inoltre che sia associato alla leggenda di Re Artú: nella sua Historia Regum Britanniae, Goffredo di Monmouth, importante storico inglese medievale, mischia la leggenda britannica con la sua immaginazione; scrisse infatti che mago Merlino diresse la sua rimozione dall'Irlanda, dove era stato costruito sul Monte Killaraus, da Giganti che portarono le pietre dall'Africa.Sempre Goffredo narra che Uther Pendragon, padre di Artú, fu seppellito all'interno dell'anello di pietre.

IL COTTAGE

Finalmente arriviamo a St Genny, località nei pressi di Bude, dove abbiamo affittato uno splendido cottage con 8 posti letto. Il complesso chiamato Treworgie Barton è composto da 9 cottage ricavati da antichi granai in pietra detti “barns”, costruzioni tipiche delle zone rurali della Cornovaglia,è circondato da 36 acri di verdissima campagna con vista sul mare.

barnArrivati il padrone ci accoglie con un “Cornish cream tea”, un tradizionale spuntino pomeridiano che accompagna il the, costituito da scones (piccoli panini in questo caso dolci), clotted cream e marmellata di fragole. Il Cornish cream tea è caratterizzato da una particolare variante di clotted cream, panna densa e cremosa da spalmare, la cui superficie è cristallizzata, questa viene aggiunta sopra la marmellata di fragole in abbondante quantità, mentre l’English cream tea, utilizza una normale clotted cream (non cristallizzata e meno giallognola) spalmandola in ordine inverso: panna sotto e marmellata sopra. Assolutamente da provare!

Giorno 2

CRACKINGTON HAVEN

crackington_havenIn prossinità del nostro cottage si trova la spiaggia di Crackington Haven, una stretta gola tra le scogliere a piombo sul mare famosa per la presenza di surfisti. La giornata è molto ventosa e coperta, ma questo non ha fermato un nutrito gruppo di amanti del surf. Numerosissimi poi sono i bambini, alcuni piccolissimi, che fanno lezione sulla spiaggia, avvolti in minuscole tute da surf, tutti intirizziti e felici.
Il mare è molto mosso, il vento ti fa quasi perdere l’equilibrio, il rumore delle onde è quasi assordante. Mi sento piccola di fronte all’irruenza del mare, nel mio cuore si mescolano piacevolmente turbamento ed abbandono. 

TINTAGEL - Visita al castello di Re Artù
(L’accento cade sulla A)

tintage_castleDal soprastante villaggio le rovine del castello si raggiungono percorrendo una gola stretta tra le alte scogliere che conduce al mare. Il castello, o meglio quello che resta del castello medievale, è arroccato sulla punta estrema di un’alta scogliera a picco sul mare. Le due parti del castello sono raggiungibili lungo una ripida scala e una passerella con vista sull’orrido.

Il vento soffia forte, le onde si infrangono con violenza sulle scogliere tutt’intorno creando bianchi ricci e lingue di schiuma bianca. Potrei guardare per ore le forme sempre cangianti delle onde, i suoi gorghi, la risacca. La mia pelle sa di salse.

magomerlino2Al castello sono associate la leggenda di Re Artù e le storie dei cavalieri della tavola rotonda. È ancora lo storico medievale Goffredo di Monmouth che lo considera luogo di nascita di Artù. Di fronte al castello si trova una grotta che si crede fosse stata dimora di Mago Merlino.
La grotta fu a lungo nascondiglio di contrabbandieri, è infatti possibile entrarvi quando la marea è bassa.

BOSCASTLE

magiaBoscastle è un piccolo villaggio di pescatori che ha forti legami con lo scrittore Thomas Hardy che scrisse il romanzo “Jude, l’oscuro” da cui fu tratto il film drammatico “Jude” di Micheal Winterbottom con Kate Winslet e Christopher Eccleston. Nell’estate 2004 il villaggio fu parzialmente spazzato via delle pioggie torrenziali. Oggi è stato quasi interamente ricostruito e non v’è quasi traccia della tragedia se non nelle targhe affisse agli edifici e nella memoria dei suoi abitanti. Nel villaggio ha inoltre sede un curioso museo della stregoneria con un'ampia raccolta di testi sulla magia e l’occulto.

WIDEMOUTH BAY
(Pronunciato Widmouth)

widemouthÈ una ampia e lunga spiaggia di sabbia anch’essa meta di surfisti, ma anche di turismo marittimo tradizionale. Poco a largo affiora dal mare un unico faraglione detto Black Rock.

 

Giorno 3
Il giorno è coperto e minaccia di piovere. Scegliamo quindi una meta un pó diversa: l’Eden Project.

EDEN PROJECT

Informazioni generali: si trova nelle vicinanze di St Austell, nell’entroterra, ad un’ora e mezza circa di macchina da Bude.

edenprojectEden Project è una organizzazione no-profit. Vi suggerisco di pagare il prezzo del biglietto come “donazione” piuttosto che come “ticket”, in questo modo Eden Project è in grado di dedurre quei soldi dalle tasse, in cambio ottenete una carta fedeltá che vi consente di entrare gratis tutte le volte che desiderate per la durata di un anno.
Eden Project è in sostanza una emorme serra che costituisce uno degli esempi piú significativi di recupero ambientale del mondo. Ideato da Tim Smith, è realizzato dall’architetto Nicholas Grimshaw seguendo i dettami dell’architettura sostenibile: il progetto consiste in due cupole dette biomi all’interno delle quali si sono riprodotti due habitat, uno tropicale tipico dell’Oceania, Sud America e Malesia, e uno temperato tipico del Mediterraneo, Sudafricano e Californiano. All’esterno crescono invece piante che ben si adattano al clima mite della Cornovaglia. Tutte le piante coltivate sono state scelte per la loro importanza nella storia dei rapporti tra umanitá e natura. Sebbene la sua realizzazione sia recente (è stato completato nel 2001) è uno delle attrazioni piú visitate della Gran Bretagna.

SAFFRON CAKE - Torta allo zafferano

Altro tipico dolce della Cornovaglia, originariamente tipico del periodo pasquale, oggi puó essere acquistato tutto l’anno. Ha l’aspetto di un plumcake, ricco di frutta candita, uva sultanina, ribes e ovviamente zafferano. Si dice che la spezia sia stata importata nella regione dai Fenici che la commerciavano in cambio dello stagno.

Giorno 4
Nel giorno del nostro rientro a casa il sole risplende burlone nel cielo blu... pur essendo luglio, il mese meno piovoso, la Cornovaglia è nota per l’instabilitá atmosferica. In una giornata di sole i colori dell’erba e del cielo sono cosí vibranti che quasi accecano, tanto sono carichi.

PADSTOW

padstow2L’ultima mezza giornata la dedichiamo alla visita dello storico villaggio di pescatori di Padstow. È molto bello e ben curato (tutta la Cornovaglia è ben tenuta, pulita, si percepisce l’amore e l’orgoglio dei suoi abitanti). Oggi è soprattutto una rinomata destinazione turistica e una marina per l’attracco di yatch e barche a vela. Sebbene sia un porto sicuro, Padstow si trova sull’estuario del fiume Camel il cui pericoloso fondale sabbioso, chiamato “Doom Bar”, ha spesso provocato naugragi.

Padstow è famoso anche per la presenza del ristorante di pesce di Rick Stein, famosissimo cuoco televisivo, specializzato nella preparazione di piatti a base di pesce. In realtá Rick Stein ha fatto di Padstow il proprio quartier generale: il piccolo villaggio conta oltre al ristorante (molto costoso), un caffé dai prezzi piú abbordabili, un negozio di fish & chip e una cioccolateria. Tutto "griffato" Rick Stein.

CORNISH PASTY

Venire in Cornovaglia e non assaggiare una Cornish pasty è come andare a Napoli e non provare la pizza. Questo è il piatto tradizionale della Cornovaglia, l’emblema culinario della regione. È una torta salata, a forma di mezzaluna (tipo calzone), chiusa a fogottino sul lato, al cui interno gli ingredienti principali sono carne, patata, cipolla, sale e pepe. Ci sono varianti vegetariane, con pollo e prosciutto, tacchino.

pasty

Storicamente nasce come pranzo al sacco che le mogli dei minatori preparavano per i propri mariti e figli impossibilitati a risalire in superficie per mangiare. I minatori, coperti di sporco dalla testa ai piedi, quindi, la tenevano per il lato della chiusura cosa che consentiva loro di mangiarne il resto senza toccare la parte sporca che poi veniva gettata via. Al tempo la pasty conteneva ad una estremitá un pasto salato (per es. a base di carne) e dall’altra frutta come dessert: un vero e proprio pasto completo! Oggi questa versione a “due portate” non viene piú realizzata.

Pranziamo con un piatto di Fish & Chips ed un’insalata di granchio, altri piatti tipici della tradizione gastronomica locale.

Felici e satolli ci avviamo sulla via del ritorno, ci aspetta un lungo viaggio, ma il paesaggio è rilassante, in Inghilterra le persone guidano diligentemente, e le cinque ore di tragitto scivolano via lisce e senza stress.

 

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postato da: mvittoria alle ore 23:14 | link | commenti
categorie: viaggi, curiositá